... dati storici ...
Il periodo feudale
Dopo il periodo romano e la decadenza, il lungo silenzio dei documenti sin
oltre l'anno mille. Sorte comune, del resto, a molte altre localitā che
soffrirono in quel periodo invasioni, guerre, distruzioni.
Secondo un diploma di conferma dell'imperatore Enrico III, datato 1047, i
canonici del Capitolo torinese possedevano in Alpignano, con altri diritti e
privilegi concessi dal vescovo Regimiro nel IX secolo, una grossa proprietā,
con castello e cappella, la chiesa di Santa Maria oltre Dora, mulini e
diritti di pesca.
Col crescere della potenza vescovile, nacque un contrasto
col Capitolo per i beni pių importanti, come il castello: il 9 giugno 1170
Anselmo ed Ottone di Alpignano, con Everardo loro parente, facevano dono al
vescovo Milone, allora in Rivoli con i consoli locali ed altri signori, di
ogni loro allodio (proprietā libera da vincoli e tributi feudali),
riprendendolo in feudo dal solo Vescovo, di cui si riconosceva cosė la
signoria, con la proprietā di una "casa grande e fortificata", con l'impegno
a stabilirvisi e costruire le loro abitazioni: ma dieci anni dopo (1180), il
vescovo Milone ed il prevosto Gandolfo della Chiesa torinese, investono gli
stessi Anselmo ed Ottone della metā del castello e dei mulini e ad entrambi
i due vassalli giurano fedeltā ed obbedienza.
Il Capitolo torinese sembra perder nel tempo importanza, a favore del
vescovo: verso la fine del secolo XIII, il vescovo Goffredo di Montanaro
investe i vassalli locali a nome proprio e della "prepositura" torinese.
Inoltre, numerose ed importanti abbazie vi ebbero per lungo tempo notevoli
possessi: San Michele della Chiusa (dal 1007, per la donazione dei vescovo
Gezone, e poi col "clauso" di San Giacomo), San Pietro di Novalesa (dal
1025), Rivalta e la stessa Nonantola, nel Modenese.