L'ottocento e il novecento
L'ultimo conte, Filiberto Provana, mori nel 1799 ed il castello passō al
demanio. Gli occupanti francesi lo cedettero nel 1804 all'avvocato Modesto
Paroletti; da questi passō poi ai fratelli Revelli, che lo restaurarono ed
abbellirono, poi al Robbio di Variglič, ai Riberi, ai loro nipoti
Abelli-Riberi e nel 1944 all'istituto Missioni Consolata.
La parrocchia di Alpignano, eretta nei primi del '400 col titolo di San
Martino di Tours (verbali di visita del 1450), era allora allocata in
un'antichissima chiesa, forse quella giā citata nel 1031 in una carta
dell'abbazia di Breme, relativa alla Novalesa. Dopo il 1807, l'antica
parrocchiale fu ridotta a cappella dell'annesso cimitero, col titolo di
Sant'Antonio: quel che ne resta, dopo molteplici riduzioni e trasformazioni
ed i restauri dei 1826, costituisce l'attuale cappella dei Caduti.
La torre angolare d'entrata del castello, citata nel
"consignamento" dei beni agli Acaia nel 1356, divenuta poi torre civica
ricostruita e sopraelevata nel 1728, assunse anche il significato religioso
di torre campanaria solo nel 1807, con lo spostamento della parrocchiale
nella vicina costruzione: questa, sul luogo dell'antica chiesa di San Rocco,
venne costruita tra il 1686 ed il 1698 dalla popolazione, come chiesa della
confraternita di Santa Croce, ad una sola navata (circa 1/3 dell'attuale).
Tra le opere d'arte conservatevi, ricordiamo il crocifisso ligneo
dell'altare maggiore, opera del ticinese Carlo Plura (1655/1737),
collaboratore del Juvarra, scultore di corte nel 1717, autore della prima
statua processionale della Consolata in Torino nel 1707, oltre a numerose
altre importanti opere in Piemonte; il paliotto d'altare in stuccoforte,
datato 1722, giā in San Martino Antico; la pregevole Madonna di Stefano M.
Clemente (1719/94).